Fabrizio De Andre

Cantanti .it

Fabrizio De Andre

«Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che da quest'età in poi ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d'arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l'esuberanza creativa»


Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 - Milano, 11 gennaio 1999) è stato uno fra i più conosciuti ed amati cantautori italiani di sempre, sicuramente uno fra i più importanti; ha cantato prevalentemente storie di emarginati e di diseredati.
Molti suoi testi sono considerati delle vere e proprie poesie.
Per gli amici e gli ammiratori fu semplicemente Faber.

Di spirito anarchico e di formazione culturale di profondo spessore, Fabrizio De André ha pubblicato nella sua lunga carriera, dal 1960 al 1996, una ventina di album, un numero relativamente contenuto (mediamente un album ogni due anni) ma che non sorprende chi gli ha sempre riconosciuto una maggiore attenzione alla qualità rispetto alla quantità.

Biografia

Fabrizio De André
Il contesto
"Se nelle regioni meridionali non ci fosse la criminalità organizzata, come mafia, 'ndrangheta e camorra, probabilmente la disoccupazione sarebbe molto più alta". Ecco l'ultima staffilata che nell'agosto 1998 sollevò un'ondata di proteste e sdegno precotti dei soliti tromboni di regime; quelli che si sforzano di capire (spesso senza esito) solo quando è inevitabile o inutile. Gli stessi che urlavano al linciaggio quando De André dedicava le sue strofe a puttane, lestofanti e suicidi. Gli stessi che ora, ad ogni piè sospinto, incollando sulla bara etichette con scritto "Grande Poeta".

Serviva coraggio, negli anni cinquanta, per sottolineare i tratti nobili e universali degli sconfitti, per affrancarli dal ghetto giansenista degli indesiderabili e metterli a confronto con i loro accusatori. L'identico coraggio che serve ora per dire che il disagio del meridione è dovuto in larga parte ad una sbilanciata distribuzione delle risorse e che curare il morbo senza risolverne le cause, potrebbe essere un rimedio peggiore del male. Ci vuole così poco per capire.

Rampollo di un'illuminata famiglia borghese, Fabrizio De André cresce nella Genova del dopoguerra, dove imperano il bigottismo di matrice religiosa e quello di ispirazione politica; santocchierie allora contrapposte, ma che nulla avevano da invidiarsi, per ipocrisia e zelo. Accompagnato dal giovane Paolo Villaggio, inseparabile amico d'infanzia e coautore di alcune ballate che diverranno celebri come "Carlo Martello" e "Il Fannullone", d'estate si imbarca sulle navi da crociera. Sono assunti come animatori artistici per le feste di bordo. Compagno delle loro esibizioni, per la cronaca, un altrettanto giovane "talento" anch'egli destinato a divenire famoso, tale Silvio Berlusconi da Milano.

Pur se figlio di un esponente di primo piano del mondo politico-economico genovese (il padre Giuseppe, tra l'altro, fu vicesindaco di Genova e amministratore delegato dell'Eridania) ed ormai prossimo alla laurea, Fabrizio De André decide di lasciare la facoltà di giurisprudenza e dedicarsi alla carriera artistica. Questa scelta fu probabilmente dettata dal timore di vivere all'ombra del fratello maggiore, considerato il genio della famiglia e che sarà un dei suoi fans più fedeli e critici. Vale la pena di ricordare che Mauro De Andrè, acutissimo avvocato societario, divenne "la mente giuridica" del più importante e discusso imprenditore italiano di questo secolo: Raul Gardini.

Il cammino di Fabrizio De André inizia sulla pavimentazione sconnessa ed umida del carruggio di Vico del Campo, prolungamento della famosa Via Pré, strada proibita di giorno quanto frequentata la notte; è in quel ghetto di umanità platealmente respinta e segretamente bramata che prendono corpo le sue ispirazioni. Di ghetto in ghetto, dalle prostitute, alle minoranze etniche, passando per diseredati, disertori, bombaroli ed un'infinità d'altre figure, riuscirà a formare un'antologia di "vinti", scavando nei loro sentimenti più che nel loro passato e raggiungendo vette di lirismo poetico mai toccate da alcun cantautore.

La sua discografia non è numerosissima come, del resto, radi erano i suoi concerti. Dopo un serie di "singoli", l'album del debutto è "Tutto Fabrizio De André" del 1966, una raccolta delle canzoni che sino ad allora erano state edite solo in 45 giri, seguita da "Fabrizio De André Vol.1". Nel 1968 inizia la serie dei concept con "Tutti morimmo a stento", ispirato alle poesie di François Villon, continuata da "La buona novella"; un album importante, che riporta il pensiero cristiano nei primitivi confini di un'umana dimensione della fratellanza, nettandolo dalla vischiosa glassa di sacralità e verità assolute, dietro alla quale molti hanno celato un crudele impero di artefatta umiltà e di piccole meschinità individuali. Un crescendo creativo che, nel '71 è culminato in "Non al denaro, non all'amore, né al cielo", libero adattamento della "Antologia di Spoon River", una raccolta di poesie scritte da Edgard Lee Masters. Il passo successivo è del '73 con "Storia di un impiegato", disincantata e sofferta trasposizione italiana del maggio francese.

Non è facile dire quale sia l'album migliore dal punto di vista poetico-letterario. Musicalmente parlando, l'alloro tocca senz'altro a "Creuza de mä", un raccolta che nel 1984 ha largamente anticipato la moda della musica etnica. E' un viaggio nei magici suoni del mediterraneo, guidato dalla maestria di Mauro Pagani. Dopo una lunga pausa, nel 1990 esce "Le nuvole", titolo che (come in Aristofane) allude ai potenti che oscurano il sole. L'ultima fatica "Anime Salve" conclude, purtroppo, la serie e ci lascia orfani d'un uomo a cui è difficile dire addio.

Con le sue canzoni ha spinto due generazioni di ragazzi a conoscere autori lontani dai canoni scolastici come Angioleri, Masters , Villon e Whitman, ha proposto la vita e la morte in modo diverso dal misticismo religioso o eroico ed ha consigliato il rifiuto delle certezze. Custodiva gelosamente il dubbio come unico antidoto al veleno delle convinzioni assolute: non al denaro, non all'amore, né al cielo.


La famiglia
Restìo a mostrarsi in pubblico, negli ultimi anni di vita intraprese alcune tournée degne di nota; nel 1978 con la PFM, poi con una band via via arricchita da musicisti di valore.

Nel 1979 fu rapito in Sardegna assieme alla sua compagna Dori Ghezzi, poi sposata nel 1989. Dopo questa esperienza compose un disco senza titolo, conosciuto come L'indiano dall'immagine di copertina dell'album che raffigura un nativo americano.

Ha avuto un figlio Cristiano, anch'egli cantautore, nato nel 1962, dalla prima moglie Enrica Rignon, soprannominata Puny, e una figlia (Luisa Vittoria, chiamata Luvi) da Dori Ghezzi, entrambi musicisti e, negli ultimi tempi, insieme al padre in alcuni concerti.
Nell'estate 1998 durante la tournée del suo ultimo album Anime Salve gli fu diagnosticato un tumore ai polmoni che lo portò a interrompere i concerti. Morì l'11 gennaio 1999.


La scelta della musica
Nato da una famiglia dell'alta borghesia industriale genovese (il padre fu vicesindaco del capoluogo ligure), dopo essersi diplomato frequentò alcuni corsi di lettere e altri di medicina presso l'Università di Genova prima di scegliere definitivamente facoltà di Giurisprudenza ispirato dal padre e dal fratello Mauro, entrambi avvocati, ma poi a sei esami dalla laurea decise di intraprendere una strada professionale diversa: la musica.

Parallelamente, prese corpo la passione per la musica, anche grazie all'assidua frequentazione degli amici Tenco, Bindi, Paoli e Villaggio (con il quale avrebbe scritto la celebre Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers e la giocosa Il Fannullone).

Studiò dapprima violino, poi chitarra mostrando particolare attenzione verso gli chansonniers francesi, in particolar modo per Brassens, dal quale trasse più volte ispirazione ma che non volle mai incontrare per non correre il rischio di "rimanerne deluso", a causa del carattere notoriamente difficile dell'artista francese. Analoghe fonti di ispirazioni furono Brel, Dylan e Cohen.


L'esordio nel 1958
Nel 1958 vide la luce il suo primo 45 giri, con copertina della pittrice genovese Loris Ferrari, amica di Fabrizio, contenente due singoli, Nuvole barocche e E fu la notte, brani che lui stesso avrebbe in seguito definito peccati di gioventù.

Negli anni successivi De André andò affermandosi sempre più come personaggio riservato e musicista colto, abile nel condensare nelle proprie opere varie tendenze e ispirazioni: le atmosfere degli storici cantautori francesi, tematiche sociali trattate sia con crudezza sia con metafore poetiche, tradizioni musicali di alcune regioni italiane, sonorità di ampio respiro internazionale e l'utilizzo di un linguaggio inconfondibile ma, al tempo stesso, volutamente alla portata di tutti.

In questo periodo escono i suoi primi 33 giri: Tutto Fabrizio De André (1966, ristampato due anni dopo con il titolo di La canzone di Marinella sotto un'altra etichetta e riportando una diversa copertina), Volume I (1967), Volume III (1968), Nuvole barocche (1969).


Fra esistenzialismo e contestazione
Gli anni fra il 1968 ed il 1973 furono fra i più proficui per l'autore, che produsse quattro dei suoi album di maggior rilievo:

Tutti morimmo a stento (1968), con temi dark, suicidi, pervertiti, drogati, pedòfili, bambini pazzi, re tristi. Per la prima volta si fa accompagnare da un'orchestra sinfonica, la Philarmonia di Roma, sotto la guida del maestro Gian Piero Reverberi, in collaborazione con Riccardo Mannerini. Quest'album è considerato il primo concept album edito in Italia; riceve anche il premio della critica italiana. Il padre, parlando del disco fresco di stampa, afferma: «Ieri guardavano lui e dicevano - è il figlio di De Andrè. Oggi guardano me e dicono - è il padre di De André»
La buona novella (1970), tratto dai vangeli apocrifi e nel quale suonava il gruppo I Quelli, poi ribattezzato PFM. Il disco è arrangiato dallo stesso Reverberi.
Non al denaro, non all'amore né al cielo (1971), ispirato dalla Antologia di Spoon River, capolavoro di Edgar Lee Masters pubblicato nell'aprile del 1915 e tradotto in Italia da Fernanda Pivano nel 1943. De Andrè in questo disco si avvale della collaborazione di Giuseppe Bentivoglio per i testi e di Nicola Piovani per le musiche. Questo album è stato reinterpretato nel 2005 dal cantante Morgan, rinnovandone in parte l'arrangiamento.
Storia di un impiegato (1973), un altro concept album ispirato agli avvenimenti del Maggio francese ed alla contestazione giovanile del Sessantotto. È forse uno degli album più controversi del cantautore. Anche qui risulta importantissima la collaborazione con Giuseppe Bentivoglio e con il compositore Nicola Piovani, che figura come coautore per le musiche e che ha curato con grande perizia gli arrangiamenti.

Importanti collaborazioni
A partire dal 1974, De André cominciò a scrivere canzoni sempre più in collaborazione con altri musicisti e cantautori: a ciò affiancò anche l'attività concertistica, mai affronatata sinora. Negli anni Settanta De André tradusse canzoni di Bob Dylan, Leonard Cohen e Georges Brassens (lavoro che porterà all'uscita dell'album Canzoni del 1974) e collaborò con altri artisti (su tutti Francesco De Gregori, che collaborò alla scrittura di molti brani e influenzò fortemente l'album Volume VIII del 1975) e, nonostante il suo carattere schivo e poco incline alle apparizioni in pubblico, accettò di esibirsi dal vivo alla Bussola di Viareggio.

Negli anni successivi, si esibì accompagnato dalla Premiata Forneria Marconi, che affrontò con successo l'ardua sfida di riarrangiare alcuni dei brani più significativi del grande cantautore genovese. L'operazione si rivelò estremamente positiva, tanto che il tour originò due album interamente live, tra il 1979 ed il 1980, che conobbero uno straordinario successo di vendite.

Rimini (1978), segna l'inizio della collaborazione con il cantautore veronese Massimo Bubola, collaborazione che proseguirà proficuamente nel tempo. Quest'album vede De André esplorare una musicalità più distesa, spesso di ispirazione americana, di cui Bubola è portatore. I brani trattano l'attualtà (il naufragio di una nave genovese) così come tematiche sociali (l'aborto, l'omosessualità).
Fabrizio De Andrè (1982) è un album senza titolo, noto come L'indiano per il suo disegno in copertina, con Bubola ancora una volta coautore di De André. Il filo che lega i vari brani è parallelo tra il popolo dei Pellirossa e quello Sardo, entrambi popoli oppressi dai loro colonizzatori. Il sequestro del cantautore è rievocato nel brano Hotel Supramonte.
Nel 1980 i due cantautori pubblicano un 45 giri intitolato Una storia sbagliata, i cui brani sono editi per la prima volta in CD solo nel 2005. Il disco reca inciso Una storia sbagliata sul lato A e Titti sul lato B, entrambe scritte con Massimo Bubola. Fabrizio ricorderà in un'intervista a proposito di questa canzone: «Nel testo di Una storia sbagliata rievoco la tragica vicenda di Pier Paolo Pasolini. É un canzone su commissione, forse l'unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta come sigla per due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e Wilma Montesi».

Articoli dell'epoca
fonte:riccardomannerini.itIn carriera, De André collaborò anche con Alessandro Gennari alla scrittura del libro Un destino ridicolo, pubblicato nel 1996, ed ebbe modo di lavorare - nella sua attività compositiva - con Riccardo Mannerini, poeta genovese, con il quale musicò Eroina (1968) poi diventato Il cantico dei drogati.

Disse nel 1992:

«Mannerini mi ha insegnato che essere intelligenti non significa tanto accumulare nozioni, quanto selezionarle una volta accumulate, cercando di separare quelle utili da quelle non utili. Questa capacità di analisi, di osservazione, praticamente l'ho imparata da lui. Mi ha anche influenzato a livello politico, rafforzando delle idee che già avevo»


Quattro mesi in mano all'"Anonima sequestri"
La sera del 27 agosto 1979, quando ormai viveva quasi stabilmente in Sardegna nella sua tenuta dell'Agnata, a due passi da Tempio Pausania, fu rapito dall'anonima sequestri insieme alla sua compagna Dori Ghezzi.

L'esperienza del sequestro, durato quattro mesi, si aggiunse al già consolidato contatto con la realtà e con la vita della gente sarda, e gli avrebbe ispirato diverse canzoni, scritte ancora con Bubola e raccolte in un album senza titolo ma comunemente conosciuto come "L'indiano" (pubblicato nel 1981). Trasparente la similitudine fra il popolo indiano e quello sardo, entrambi, parve sostenere il cantante, rinchiusi in riserve se non altro culturali, entrambi vittime di dominazioni sociali.

Sottili, ma non velate, furono le allusioni all'esperienza del sequestro: dalla stessa ripresa della locuzione "Hotel Supramonte" (con cui da sempre i sardi chiamavano l'industria dei sequestri) alla descrizione degli arraffazzonati banditi, cui comunque non intese negare note di un certo romanticismo ed una connotazione di proletariato periferico che per questo meritava, coerentemente con le sue tematiche privilegiate, una qualche attenzione.

Al processo De André perdonò i suoi rapitori, ma non i mandanti.


Da "Creuza de mä" ad "Anime salve"
Altre importanti collaborazioni lo videro impegnato negli anni seguenti con Mauro Pagani - per la realizzazione dell'album Creuza de mä (1984), un progetto di Pagani che De Andrè arricchisce con i suoi testi e che all'inizio parve un fiasco ma fu in seguito premiato dalla critica come Album del decennio, e l'album "Le nuvole" (1990) - e con Ivano Fossati, che comporrà con lui "Anime salve", del (1996), da molti ritenuto un capolavoro. Inizialmente il disco doveva essere pubblicato a nome dei due autori.

"Creuza de mä", (1984) fu da parte di Pagani un importante lavoro di ricerca, con il quale si rievocò, e per sonorità e per testi, un modus musicale del Mediterraneo genovese, ovvero di quella parte tradizionale, e per questo "sociale", della cultura della sua città natale. La lingua utilizzata è il genovese antico, la musica rievoca tradizioni turche, greche e berbere. Questo album si pone come la riscoperta delle radici panmediterranee, in contrapposizione alla sempre più ingombrante cultura d'Oltreoceano.

Una delle tipiche friggitorìe di Sottoripa, nel cuore della città vecchia, care a De André"Le nuvole" (1990) è la summa delle varie collaborazioni di questo periodo (da Mauro Pagani, coautore di tutti i brani, a Ivano Fossati e Massimo Bubola). Con questo album De André torna in parte ad il suo stile musicale più tipico, affiancandolo alle canzoni in dialetto e all'ispirazione etnica. Torna anche la critica graffiante all'attualità, in particolare ne la domenica delle salme e in Don Raffaè.
Nello stesso periodo collabora con i più vari autori, sia come autore che come cointerprete, nei rispettivi album: tra essi si ricordano qui Francesco Baccini, i Tazenda, Mauro Pagani, ancora Massimo Bubola, Max Manfredi, Teresa De Sio, Ricky Gianco, i Matia Bazar e del figlio Cristiano De André.

Anime Salve (1996), è l'ultimo album in studio del cantautore. E'l'ennesimo concept album, incentrato sul tema della solitudine. La musica è scritta in gran parte da Ivano Fossati, sulla stessa matrice etnica nata con Creuza de mä: stavolta le sonorità riprendono le varie tradizioni sudamericane. Questo album, a differenza dei due precedenti, è in gran parte in Italiano. L'ultima traccia, Smisurata Preghiera, è forse la più riuscita fusione stilistica tra i due coautori dell'album: inoltre, essa riassume con efficacia le tematiche dell'intera opera di De André: l'emarginazione, il suo superamento nella ricerca della libertà, l'amore per l'uomo.

De André nella memoria collettiva
La discografia di De André è ampia ma non vasta come quella di altri autori coevi; pur tuttavia risulta memorabile per varietà ed intensità (ed è stata sapientemente riassunta nel 2005 in una postuma ricostruzione filologica - quasi un unicum - nel triplo cd In direzione ostinata e contraria).


Alcuni fra i maggiori cantanti e cantautori italiani hanno ricordato nel marzo del 2000 Fabrizio De André con un concerto celebrativo al teatro Carlo Felice di Genova interpretando i suoi maggiori successi: da questo concerto è stato estratto un doppio cd Faber, pubblicato nel 2003, i cui proventi sono stati devoluti in beneficenza.

Sono davvero molte le canzoni di De André apprezzate da intere generazioni di suoi ammiratori; fra le più conosciute si possono ricordare: Amore che vieni, amore che vai, La canzone dell'amore perduto, La canzone di Marinella, La guerra di Piero, Andrea, Bocca di Rosa, Geordie, Via del Campo, Amico Fragile, Fiume Sand Creek, La ballata del Miché, Rimini, Coda di Lupo, La domenica delle salme, Khorakhané, Anime salve, Don Raffaé, Creuza de mä,La Città Vecchia. Nella composizione di quasi tutti questi brani un ruolo fondamentale è quello dei coautori che De Andrè ha sempre saputo scegliere con oculatezza.

A Genova, in Via del Campo, dove l'intrico di viuzze si fa congestionato come in una casbah mediorientale, nel negozio di dischi di Gianni Tassio (amico di vecchia data del cantautore) è esposta la chitarra di Faber che fu messa all'asta dalla famiglia poco tempo dopo la sua morte e acquistata dai negozianti del capoluogo ligure; il ricavato fu donato in beneficenza. Ora il negozio di via del Campo si è trasformato in una sorta di museo e chi vi passa davanti può ascoltare sommessamente le note delle sue canzoni; inoltre, vi si trovano esposte in vetrina le copertine originali di tutti i suoi dischi. Degli altoparlanti diffondono la sua musica per la via, dove negli ultimi mesi della sua vita voleva trasferirsi per la vecchiaia.


L'addio fra la sua gente
La notte dell'11 gennaio 1999, Fabrizio De André morì all'Istituto dei tumori di Milano, dove era stato ricoverato con l'aggravarsi della malattia.
I suoi funerali si svolsero nella Basilica di Carignano a Genova il 13 gennaio: una folla di più di diecimila persone si strinse intorno al dolore della famiglia. Emozionante fu la presenza di tante bandiere anarchiche (rosse e nere), sotto cui si strinsero nel dolore i tanti protagonisti delle sue canzoni (prostitute, zingari, drogati, transessuali,...), oltre ad amici come Ricki Gianco, Gianna Nannini, Beppe Grillo, Paolo Villaggio e a esponenti dello spettacolo, della politica e della cultura. Le sue spoglie cremate riposano ora nel cimitero di Staglieno, nella tomba di famiglia, accanto al fratello Mauro e ai genitori Giuseppe e Luisa Amerio.


De André nella toponomastica

Il negozio di via del Campo che ricorda De AndréA Genova, dopo la sua morte, gli è stata dedicata una via all'interno dell'area del porto antico, dove aveva scelto di vivere.

A Firenze, l'11 gennaio 2004, in occasione del quinto anniversario della morte, è stata inaugurata una via che porta il suo nome. La strada si trova nei pressi dell'ex Teatro Tenda nel quale il 13 gennaio 1979 il cantante-poeta tenne un memorabile concerto con la PFM.

Ma il ricordo di De André non si limita a queste due città. Anche una piccola piazza di Roma porta il suo nome, così come il lungomare che unisce i comuni di Arenzano e Cogoleto, in provincia di Genova. Un'altra città che nella sua toponomastica ricorda De Andrè è Modena.

Negli anni più recenti anche numerose scuole sono state intitolate a Faber, oltre ad altre numerose vie. Non va tuttavia inserito in questa lista lo spazio espositivo di Ravenna adibito a concerti e mostre; è denominato Pala de Andrè in onore del fratello Mauro, che Raoul Gardini considerava "L'unico amico che avesse mai avuto".

Infine, la Facoltà di Lettere di Siena ha aperto il Centro Studi "Fabrizio De André", proprio per lo studio di questo autore, testimonianza dell'interesse da parte del mondo accademico.





Curiosità
Il gruppo street punk Atarassia Grop gli ha dedicato una canzone nel loro cd "Non si puo fermare il vento" (2005) intitolata "Canzone di Gennaio"

Discografia

Album
1966 - Tutto Fabrizio De André
1967 - Volume I
1968 - Tutti morimmo a stento
1968 - Volume III
1970 - La buona novella
1971 - Non al denaro, non all'amore né al cielo
1973 - Storia di un impiegato
1974 - Canzoni
1975 - Volume VIII
1978 - Rimini
1981 - Fabrizio De André (L'indiano)
1984 - Creuza de mä
1990 - Le nuvole
1996 - Anime salve

Dal vivo
1979 - Fabrizio De André in concerto con PFM vol. 1
1980 - Fabrizio De André in concerto con PFM vol. 2
1982 - Fabrizio De André live, Philipshalle Düsseldorf (registrazione inedita)
1991 - 1991 Concerti
1999 - Fabrizio De André in concerto (pubblicato postumo)
2001 - Fabrizio De André in concerto vol.2 (pubblicato postumo)
2001 - Ed avevamo gli occhi troppo belli

Singoli

Periodo Karim
1958 - Nuvole barocche/E fu la notte
1961 - La ballata del Miche'/La ballata dell'eroe
1963 - Il fannullone/Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers
1963 - Il testamento/La ballata del Miche'
1964 - La guerra di Piero/La ballata dell'eroe
1964 - La canzone di Marinella/Valzer per un amore
1965 - Per i tuoi larghi occhi/Fila la lana
1965 - La città vecchia/Delitto di paese
1966 - La canzone dell'amore perduto/La ballata dell'amore cieco
1966 - Geordie/Amore che vieni, amore che vai

Periodo Bluebell Records
1967 - Preghiera in gennaio/Si chiamava Gesù
1967 - Bocca di Rosa/Via del Campo
1967 - Spiritual/Caro amore
1968 - Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers/Il testamento
1968 - La canzone di Marinella/Amore che vieni, amore che vai
1968 - La ballata del Miche'/La guerra di Piero
1969 - Il gorilla/Nell'acqua della chiara fontana
1969 - Leggenda di Natale/Inverno
1970 - Il pescatore/Marcia nunziale

Periodo Produttori Associati
1970 - La stagione del tuo amore/Spiritual
1971 - Un matto/Un giudice
1972 - Suzanne/Giovanna d'Arco
1973 - Il bombarolo/Verranno a chiederti del nostro amore (solo promozionale)
1975 - La cattiva strada/Amico fragile (mai distribuito)

Periodo Ricordi
1978 - Andrea/Volta la carta (solo promozionale)
1978 - Rimini/Coda di lupo (solo promozionale)
1978 - Avventura a Durango/Sally (solo promozionale)
1979 - Il pescatore (live)/Bocca di rosa (solo promozionale)
1980 - Una storia sbagliata/Titti
1981 - Avventura a Durango (live) (solo per juke-box)
1981 - Quello che non ho (solo per juke-box)
1984 - Sinàn Capudàn Pascià (solo per juke-box)
1996 - Dolcenera (solo promozionale)
1997 - La canzone di Marinella (con Mina) (tiratura limitata fuori commercio)

Antologie

Periodo Karim
1966 - Tutto fabrizio De André
1968 - La canzone di Marinella
1969 - Nuvole barocche
1972 - Fabrizio De André
1972 - Fabrizio De André (1 e 2)
1991 - Il viaggio
1995 - La canzone di Marinella
2000 - Peccati di gioventù

Periodo post-Karim
1975 - Fabrizio De André (Antologia nera)
1982 - Fabrizio De André Super Star
1982 - Fabrizio De André (Profili)
1986 - Fabrizio De André (Antologia blu)
1997 - Mi innamoravo di tutto con un inedito registrato per l'occasione
1999 - Da Genova
2001 - Mediterraneo
2004 - Fabrizio De André - Platinum Deluxe
2004 - Fabrizio De André - Una musica per i dannati
2005 - In direzione ostinata e contraria

Cofanetti
1995 - Fabrizio De André (Cofanetto rosso)
1999 - Opere complete

Album tributo
1995 - Canti randagi
1999 - Äia da respiâ - Genova canta De André
2003 - Faber Amico Fragile
2003 - Mille papaveri rossi
2006 - Omaggio a Fabrizio De Andrè (DVD+libro) Concerto dell'Anfiteatro Romano di Cagliari del luglio 2005

I tour
15 marzo 1975 - 17 gennaio 1976: con alcuni elementi dei New Trolls e della Nuova Idea (formazione: Giorgio Usai, Ricky Belloni, Gianni Belleno, Giorgio D'Adamo e Alberto Mompello). Gli apripista dei concerti sono Beppe Grillo, fino all'estate 1975, e poi Eugenio Finardi con Lucio Fabbri.
21 dicembre 1978 - 28 gennaio 1979: con la Premiata Forneria Marconi (formazione: Franco Mussida, Flavio Premoli, Franz Di Cioccio, Patrick Djivas, Roberto Colombo, Lucio Fabbri). Da questo tour verrà tratto un disco live. Gli apripista dei concerti sono David Riondino e Roberto Benigni (quest'ultimo solo nella data di Grosseto).
18 agosto 1981- 13 settembre 1981: "Tour estivo L'indiano" (formazione: Mauro Pagani, Massimo Bubola, Cristiano De André, Mark Harris, Lele Melotti). Durante il concerto Massimo Bubola e De André duettavano in alcune canzoni e Bubola aveva anche un suo spazio nel quale presentava proprie canzoni.
24 gennaio 1982 - 21 febbraio 1982: "Tour invernale L'indiano". Stessa formazione del tour estivo e stessa modalità di concerto.
2 marzo 1982 - 24 aprile 1982: "Tour europeo L'indiano". Stessa formazione e stessa modalità dei concerti degli altri tour 1981-82.
4 agosto 1982 - 7 settembre 1982: "Tour estivo L'indiano". Stessa formazione e stessa modalità dei concerti degli altri tour 1981-82.
7 agosto 1984 - 30 settembre 1984: "Tour Creuza de Ma" (formazione: Mauro Pagani, Cristiano De André, Ellade Bandini, Sergio Portaluri, Tony Soranno, Mario Arcari, Gilberto "Gibo" Martellieri). Tour estivo con date italiane ed alcune in Austria. Regia di Pepi Morgia.
1991: "Le Nuvole"
1992-1993: "Uomini e donne" (teatrale)
1997: "Anime Salve"
1997-1998: "Mi innamoravo di tutto"
1998 Tour estivo (interrotto)

Riconoscimenti

Premio Tenco
1975 - Premio Tenco a De André, premiato insieme ad altri cinque cantautori.
1984 - Targa Tenco per l'album Creuza de mä e all'omonima canzone premio per la miglior canzone in dialetto.
1991 - Targa Tenco per il brano La domenica delle salme e per l'album Le nuvole
1997 - Targa Tenco per il brano Princesa e per l'album Anime salve

Altri premi
1997 - Premio Lunezia per il brano Smisurata Preghiera dall'album Anime salve

Bibliografia
Un destino ridicolo - romanzo scritto in collaborazione con Alessandro Gennari.
Amico Fragile - saggio-intervista curato da Cesare G. Romana.
Non per un Dio ma nemmeno per gioco - Vita di Fabrizio De Andrè, Luigi Viva
Archivio Cantanti e Gruppi Musicali
[A] ... [D]
[E] ... [H]
[I] ... [O]
[P] ... [Z]

Eventi & News



Rihanna in Italia con il The Loud Tour 2011