Frank Sinatra

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Frank Sinatra

Frank Sinatra, nome d'arte di Francis Albert Sinatra (Hoboken, New Jersey, 12 dicembre 1915 - Los Angeles, California, 14 maggio 1998) è stato un famosissimo cantante e attore statunitense. Considerato uno dei più grandi interpreti di tutti i tempi, era noto con il soprannome di The Voice: semplicemente, "la Voce". Una speciale classifica, stilata nel 2000 - due anni dopo la sua morte - lo ha posto al primo posto fra le personalità dello spettacolo del XX secolo.

Biografia
Nato da una famiglia italo-americana, Frank Sinatra decise di diventare un cantante dopo aver sentito Bing Crosby alla radio. Iniziò a cantare in piccoli locali del New Jersey, facendosi notare dal trombettista Harry James.

Dopo una breve collaborazione con James, nel 1940 Frank Sinatra si unì all'orchestra di Tommy Dorsey, grazie alla quale divenne famoso come cantante. Piaceva molto ai giovanissimi, un pubblico completamente nuovo per la musica leggera, che fino ad allora si era rivolta soprattutto agli adulti. In pratica, Frank Sinatra fu il primo teen idol, un idolo per gli adolescenti.

Diventò presto "The Voice", un soprannome prestigioso riconosciuto in tutto il mondo. Altri suoi soprannomi meno noti, almeno fuori dagli Stati Uniti, erano "Ol' Blue Eyes" (occhi azzurri), "Swoonatra" (da to swoon = svenire, per l'effetto che aveva sulle ammiratrici) o "Chairman of the Board (of Show-Business)" (il presidente del consiglio di amministrazione dello spettacolo).

Nel 1952 la sua carriera di cantante attraversò una grave crisi: a causa di un'emorragia alle corde vocali, che rischiava di compromettere le sue doti canore, Sinatra fu licenziato dalla sua agenzia. Si rivolse allora al cinema, ottenendo il ruolo di Angelo Maggio nel film Da qui all'eternità del 1953. La pellicola segnò il grande ritorno alla celebrità per Sinatra, che vinse l'Oscar come miglior attore non protagonista. Il successo cinematografico rilanciò anche la sua carriera di cantante.

Durante gli anni Cinquanta e Sessanta Sinatra lavorò molto a Las Vegas. A quel periodo risale la formazione del Rat Pack: un gruppo di amici, che "accidentalmente" erano anche famosi uomini di spettacolo. Oltre a Sinatra, facevano parte del gruppo Dean Martin (il miglior amico di Sinatra), Sammy Davis Jr., Peter Lawford e Joey Bishop. Il Rat Pack divenne celebre grazie al film Colpo Grosso, che racconta di una rapina in un casinò di Las Vegas.

Sinatra e gli altri membri del Rat Pack giocarono un ruolo importante nella lotta alla segregazione razziale negli alberghi e casinò del Nevada, evitando di frequentare quelli che si rifiutavano di servire Sammy Davis Jr. in quanto nero. Vista la popolarità del gruppo, molti locali adottarono un atteggiamento più tollerante, pur di poter vantare la presenza di ospiti così celebri.

Nel 1960 Frank Sinatra era ormai una star, e poteva permettersi di fondare la propria etichetta, la Reprise Records. Negli anni Quaranta aveva lavorato per la Columbia, per passare poi alla Capitol Records negli anni Cinquanta. Indicando ad un amico la Capitol Tower, la sede della Capitol Records, disse "La vedi? Io li ho aiutati a costruirla. Adesso è ora di costruirne una mia."

Edgar Hoover sospettò Sinatra per anni, al punto che il fascicolo dell'FBI su di lui arrivò a 2403 pagine. Sinatra negò sempre pubblicamente le accuse, e non fu mai incriminato per reati di tipo mafioso. Si dice che il personaggio di Johnny Fontane in Il padrino sia ispirato proprio a Frank Sinatra e ai suoi presunti contatti con la mafia.

Frank Sinatra continuò a cantare anche negli anni Novanta, incidendo due album di duetti con altre star internazionali come Barbra Streisand, Aretha Franklin, Bono degli U2, Neil Diamond. Continuò ad esibirsi dal vivo fino al 1995.

"La voce" si spense per sempre il 14 maggio 1998 a Los Angeles. Frank Sinatra fu sepolto a fianco dei suoi genitori in un piccolo cimitero nella zona di Palm Springs. L'epitaffio sulla sua tomba è "The best is yet to come" - "il meglio deve ancora venire" che è anche il titolo di uno dei suoi maggiori successi.


La vita privata
Frank Sinatra fu un vivace protagonista della cronaca rosa, che gli attribuì numerosi flirt con le donne più belle e famose, tra cui Lauren Bacall, Angie Dickinson, Marilyn Monroe, Grace Kelly, Nancy Reagan. In Italia si parlò di una sua relazione con Raffaella Carrà.

Sinatra si sposò quattro volte. La prima moglie fu Nancy Barbato, che conosceva sin da ragazzo. Il loro matrimonio durò dal 1939 al 1951. La coppia ebbe tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christine "Tina". Nel 1963 Frank Jr. fu vittima di un sequestro-lampo: rapito l'8 dicembre, fu rilasciato due giorni dopo dietro il pagamento di un riscatto di 240mila dollari.

Il 7 novembre 1953, appena nove giorni dopo aver ottenuto il divorzio da Nancy Barbato, Sinatra si sposò con l'attrice Ava Gardner, che era stata la causa della rottura del suo matrimonio. La loro unione non durò molto a lungo: si separarono nel 1953, e divorziarono nel 1957.

La terza moglie di Frank Sinatra fu l'attrice Mia Farrow, più giovane di lui di trent'anni. I due si sposarono nel 1966, ma divorziarono due anni dopo.

Nel 1976 Sinatra si sposò con Barbara Blakely Marx, ex-moglie di Zeppo Marx. Il loro matrimonio durò oltre vent'anni, fino alla morte di Sinatra.

Le canzoni più famose
Nel corso della sua lunghissima carriera, Frank Sinatra incise più di duemila canzoni, vendendo diverse centinaia di milioni di dischi in tutto il mondo. Stranamente, però, arrivò al primo posto nelle classifiche americane dei singoli soltanto due volte: nel 1966 con Strangers in the night e nel 1977 con Somethin' Stupid, cantata in coppia con la figlia Nancy Sinatra. In realtà ottenne grandi successi con i suoi album (Sinatra è infatti considerato l'inventore della forma di album "tematico", che raccoglie canzoni inerenti ad un unico tema) fin dagli anni '50 (da ricordare almeno Only The Lonely e Come Fly With Me, entrambi del 1958, e con Nice 'n' Easy nel 1960). Gli album rimasti più famosi sono "Songs For Swingin' Lovers" (1956), con i celebri arrangiamenti di Nelson Riddle, tra cui l'intramontabile I've Got You Under My Skin di Cole Porter, e "It Might As Well Be Spring" (1963), arrangiato da Quincy Jones, che vede accoppiati Sinatra e l'orchestra di Count Basie. Celebre, di questo album, rimane la canzone Fly Me To The Moon.

In Italia, entrò in classifica con oltre ottanta canzoni diverse: la prima volta nel 1936 con I'm an old cowhand (from Rio Grande), e l'ultima volta nel 1999 con All the way duettata con Celine Dion.

La sua canzone più famosa è sicuramente My Way, incisa il 30 dicembre 1968, che divenne il suo cavallo di battaglia nella parte finale della sua carriera, creando un binomio "The Voice" - "My Way" conosciuto e amato in tutto il mondo. Altri indimenticabili successi furono Night and Day, The Lady is a Tramp, I Get a Kick Out of You, I've Got You Under My Skin, Come Fly with Me, My Funny Valentine.


Sinatra e l'Italia, un rapporto difficile
Il 1986 ha segnato il ritorno in Italia di Frank Sinatra dopo ventiquattro anni e quattro mesi dalla sua ultima esibizione a Milano. Da quell'anno, «The Voice» è ritornato altre volte, da solo o in compagnia di altre star americane appartenenti al suo clan. In questo ritorno c'è stato chi ha visto Frank Sinatra come l'ambasciatore viaggiante di Ronald Reagan, e chi come colomba di pace per nuovi e più distesi rapporti turistici fra Italia e USA.

A questo proposito sarebbe il caso di ricordare (come molta stampa fece all' epoca) il noto piano Marshall e l'ancor più noto slogan che siglava l'ambizioso progetto: Come back to Italy, american fellow! Forse a dar credito a queste illazioni (se tali si possono considerare) arriva a tempo debito un telegramma che il diplomatico Rinaldo Petrignani, ambasciatore italiano a Washington nell'86, aveva spedito all'organizzatore del Sinatra-Italian-day, Pier Quinto Cariaggi. Ecco quanto diceva testualmente: «Apprendo con piacere che le trattative da lei condotte per organizzare un concerto di Frank Sinatra a Milano si sono felicemente concluse. Ben sapendo quanta importanza Sinatra vi attribuisce, sono certo che la presenza dell' artista a Milano avrà risonanza anche negli Stati Uniti, e contribuirà a confermare l'immagine dell'Italia come paese dove gli americani sono accolti con l'amicizia di sempre, smentendo così quei motivi di preoccupazione che hanno allontanato questa estate tanti turisti statunitensi dal nostro paese».

Se analizzassimo solamente per un attimo il contenuto del telegramma di Petrignani e quindi il tentativo con le sue parole - nonché con il concerto italiano di Sinatra - di cancellare o quantomeno di attenuare la psicosi terroristica nel Mediterraneo (dirottamento dell'Achille Lauro, azioni antiamericane di Gheddafi ecc.), giungeremmo a delle inaspettate conclusioni. Quel sabato sera del 27 settembre 1986, nonostante il grande evento spettacolare, le aspettative politico-diplomatiche furono deluse.

The Main Event, il grande recital di Frank Sinatra, non si rivelò altro che una comune, normale esibizione di una star della musica leggera mondiale, e niente più. L'evento musicale di Lampugnano non poteva in nessun modo essere letto come una missione diplomatica volta all'attuazione di un fantomatico e inesistente movimento, al quale avrebbe dovuto calzare a pennello lo slogan Americans way back to Italy, ma bisognava interpretarlo esclusivamente come una meravigliosa serata mondana all'insegna dello smoking con revers a lancia (quello di Sinatra confezionato con un tessuto di nuovissima concezione disegnato in esclusiva da Trussardi), un tripudio di moda, mondanità, curiosità, vanità, banalità, stupidità, tra vip e chic, invitati d'onore e presenzialisti d'assalto, splendide dame e gentiluomini nostalgici, un recital più o meno di alta classe.

Sì, proprio come la sceneggiatura di un suo vecchio film, High Society, ma stavolta con «The Voice» per protagonista e non più con il suo idolo Bing Crosby. Un concerto, quello del suo grande ritorno in Italia che evidenziava e confermava sotto l'aspetto tecnico- vocale, purtroppo, alcune défaillance attese (basti l'esempio dell'attacco senza corpo in Night and Day)per un cantante come Sinatra, il cui tramonto stringe il cuore.

Ciò nonostante, ci si aspettava di meglio, e non solamente da parte degli «addetti ai lavori», se non altro per quello splendido concerto alla Carnegie Hall del settembre dell' anno precedente, che aveva entusiasmato non poco i critici tanto da riempire vorticosamente le pagine dei giornali. Inoltre, quel ritorno andava visto come un vero e proprio business-master-stroke , un colpaccio finanziario da far strabuzzare gli occhi un po' a tutti (addetti ai lavori compresi), proprio perché portato a termine da un «signor nessuno»: Pier Quinto Cariaggi. Il suo nome saltava fuori dalle cronache mondane come marito di quella Lara Saint-Paul (Silvana Savorelli Aregax) che un tempo aveva deliziato l'Italia con la sua ugola, e come manager da «imitazione» (sue sono quelle manifestazioni paranazionali e iterative come Miss Italia denominate La più bella d'Italia all'Idroscalo di Milano e l'Ambrogino d'Oro per bambini). Il nostro Cariaggi era riuscito a tagliare fuori tutti sulla dirittura d'arrivo (anche David Zard in persona) grazie a una proficua amicizia con Barbara Sinatra e con Milton Rudin, 66 anni, da oltre trenta procuratore del cantante.

A questo punto c'è un altro interrogativo a cui dare una risposta. Perché era sfumata la missione diplomatico-turistica? Volendo rispondere alla domanda l'analisi è bell'e conclusa. Perché le aspettative erano state deluse: ecco tutto. Ci si aspettava al seguito della carovana sinatriana nientedimeno che Lee Iacocca, il poderoso presidente della Chrysler, papabile in quegli anni alla Casa Bianca, e Gregory Peck, per citare solo qualcuno fra i membri più autorevoli di una sfilza di personalità americane di spicco, annunciate per il grande evento. Evidentemente la psicosi era ancora in atto, dilagante, mentre Milano - e l'Italia intera - aveva la febbre, o meglio, la «sinatrite acuta», per citare L'Espresso. Delirio giustificato, delirio ricompensato?

Al di là di quanto è stato detto sui retroscena di questo recital tenuto da Frank Sinatra dopo una pluriennale assenza nel nostro paese cerchiamo di vederci chiaro, se non altro per accertare se il delirio e l'affetto di oltre 20 milioni di persone siano gratificati da un altrettanto grande amore che Blues Eyes porta per la sua terra d'origine. Questo perché lo spettacolo non si può identificare soltanto con la musica - nonostante ogni classico standard ricordi un capitolo della sua vita - ma anche e soprattutto con «his way», con il suo modo di essere nella più mera totalità. Per fare ciò basta risalire ai suoi anni da adolescente, quando a scuola veniva additato come «bastardo di un italiano» e lui reagiva menando le mani. Tuttavia Frank non ha mai specificato se la causa della sua violenta reazione fosse quell'«italiano» o quel «bastardo».

Caso d'incoscienza adolescenziale, si potrà obiettare. Ma il vecchio Frankie si replica a molti anni di distanza, e qui alludo al caso Achille Lauro, quando un americano venne ucciso e il nostro governo si trovò pesantemente coinvolto nella vicenda. In quel clima teso, in un salottino al piano terra della Casa Bianca, si tenne un meeting: c'erano Ronald Reagan, un paio di giornalisti e un gruppo ristretto di amici vip. A un certo punto Frank Sinatra impostò la sua calda voce baritonale: «Se c'è una cosa per cui stimo i miei genitori - sentenziò - è che hanno lasciato la Sicilia prima della mia nascita. A me nessu¬no può mettere addosso il marchio dell'italiano». Tuttavia, per fare una dichiarazione simile, occorreva molto di più che la solita dose di arroganza. Quello di Milano dell'86, sembrò essere il momento della «pacca sulle spalle», nulla togliendo all'autentica emozione che Sinatra mise nel comunicare con la platea. «Sono veramente felice di tornare in Italia» dichiarò, facendo sapere tramite gli uffici stampa di avere sempre amato il paese d'origine. Se andassimo tuttavia a scandagliare il fondale su cui egli opera, constateremmo come i dubbi sull'italianità della star prendono corpo. E per fare ciò dobbiamo risalire alle prime volte in cui si è esibito in Italia.

Una volta nel 1953, anno critico per il cantante americano sia per la sua popolarità in declino a Hollywood, che per la crisi del suo love affair con la star Ava Gardner, Frank Sinatra si esibì in un concerto tenuto al Teatro Manzoni di Milano. Si trovava in compagnia proprio della sua seconda moglie, la bellissima Ava. L'esibizione si tradusse in un fiasco. TI pub¬blico era attento alla sua musica solo con le orecchie, ma lo scrosciare degli applausi era diretto verso un palco di proscenio, dove troneggiava un meraviglioso décolleté della Gardner. Al grido della gente, «Ava, Ava», che lo aveva interrotto, lui rispose a fine concerto in tono polemico e minaccioso: «Non metterò mai più piede in questo paese» rivolgendosi furiosamente verso i poveri impresari. «È la patria dei cafoni!».

La stessa cosa si ripeté nel 1962, il 25 maggio per l'esattezza, al Palazzo del Ghiaccio, con Johnny Dorelli come presentatore e l'orchestra di Gigi Cichellero, in un memorabile e meraviglioso concerto che ebbe lo stesso epilogo del precedente a causa dell'invadenza dei paparazzi verso Ava Gardner. Quest'ultima era stata travolta dall'infuocata passione per il torero Luis Miguel Dominguin, conosciuto in Spagna durante le riprese del film La contessa scalza. Tutti erano a conoscenza del loro amore tranne Sinatra, il quale si trovò di fronte al rivale in una festa organizzata dalla moglie nella sua residenza di La Bruja.

Tornando a tempi più recenti c'è da fare un appunto. Quel sabato sera del 27 settembre 1986, al Palatrussardi, lui aveva abbracciato teneramente proprio un «cafone», distrofico ma pur sempre un «cafone di italiano». A questo punto un altro interrogativo ci assilla: cosa aveva spinto Frank Sinatra a questo passo, a rimangiarsi quel «cafoni» di ventiquattro anni prima? Qual è il suo reale rapporto con1'Italia? «Un rapporto di odio-amore» affermò Pier Quinto Cariaggi a un settimanale italiano pochi giorni dopo il concerto. «Odio perché è stata una patria ingrata con i suoi ge¬nitori, costringendoli a emigrare. E lui che era legatissimo a suo padre Anthony, di origine siciliana (era nato a Randazzo), e ancor più a sua madre Angela, detta Dolly, di origine genovese, non poteva dimenticare che alla loro povertà era dovuto il fatto di essere nato in uno squallido quartiere di Hoboken, nel New Jersey dove, da bambino, così gracile, aveva dovuto subito imparare a fare a pugni conIa vita. Ma c'è anche amore, perché in fondo le radici non si dimentica¬no mai, e a settant'anni era giusto ritrovarle. È successo così che questo suo ritorno si sia trasformato in una dichiarazione d'amore per l'Italia».

E le accuse di legami mafiosi, Sinatra le ha dimenticate? «No, anzi, anche queste hanno contribuito a far sì che abbia rifiutato così a lungo di tornare a cantare in Italia» continua Cariaggi. «Alla fine ha prevalso l'amore, perché è anche vero che è un romantico, come le sue canzoni. Infatti, anche se non lo ha mai confessa¬to, negli USA ha sempre frequentato solo italo-americani. E, come ripeto, la decisione di tenere il concerto non è certo legata a questioni economiche: solo poco tempo fa ha venduto un suo casinò; lo Stardust di Las Vegas, per 200 milioni di dollari». Oltre alla già esaminata tesi politico-diplomatica, ce ne sarebbe un' altra da appurare. Quella nostalgico-sentimentale. O meglio, un nostalgico flash-back in cerca delle sue radici mai conosciute, «un ritorno a Itaca senza il desiderio delle Colonne d'Ercole», come 1'aveva interpretato un giornalista italiano.

Ma questa tesi va presa cautamente con le pinze. Addirittura qualcuno fu più aspro nelle considerazioni, insinuando che il vero motivo del glorioso ritorno di Sinatra in Italia era da ascrivere a un tributo ai padri. Una nota fanta-sentimentale abbastanza pesante. Per quegli aspri di prima, più sentimentale che fantastica. Ovvero una nota che vedeva impegnato in prima, persona il vertice di Cosa Nostra. Ma come? A questo punto non dovrebbe risultare tanto difficile comprendere il come. Proviamo a tessere una trama nella più mera logica cartesiana. Gli amici italiani hanno bisogno di riciclare il danaro sporco attraverso imprese turistiche: ecco arrivare il picciotto Frank, impacchettato e spedito in pompa magna da Cosa Nostra.

E lui che diceva? Beh, lui obbediva. Cosa avrebbe potuto fare, altrimenti? C'era un debito da saldare e un credito da esigere! Era un momento delicato per Frankie.

Comunque, pare che ogni tesi che avesse avuto come oggetto il menage tra Sinatra e la mafia sia fallita dal momento che non è mai stato incriminato. A noi interessava una giustificazione completa ed esauriente del suo comportamento all’Italian'Main Event, di ciò che l'avesse spinto a una decisione fondamentale e rischiosa in un'ottica politica densa di tensioni e paure com'era quella dell'86, in cui il fantasma del terrorismo anti-americano gravava pesantemente sul Mediterraneo. Anche se questa giustificazione, forse, non interessava poi davvero tutti. «Ciò che conta, sabato» dirà sapientemente Mario Maffucci, che aveva condotto in porto per Rai Uno la faticosissima tratta¬tiva per la modica cifra di mezzo miliardo di lire, «è l'essere presenti di persona e gustarsi il meglio dello sterminato repertorio che Sinatra snocciola per l'occasione». Una giustificazione che rimbombava ancora nelle menti dei cronisti mentre il concerto si chiudeva sulle note della sua autobiografia ironica, My Way', sospesa tra il diabolico e l'angelico, e la bruciante, intima, sommessa, All the way, che si concludeva in favore di entrambi gli aspetti, mentre il clamore della folla cresceva sempre di più. Poi si spensero le luci sul palco, e anche quelle su Sinatra.



Bibliografia
Gildo De Stefano, Frank Sinatra, Marsilio Editori, Venezia 1991.



Discografia (album principali)
Columbia Records

1948 The Voice (of Frank Sinatra), arrangiamenti: Axel Stordahl
1948 Christmas Songs By Sinatra, arrangiamenti: Axel Stordahl
1949 Frankly Sentimental, arrangiamenti: Axel Stordahl
1950 Songs by Sinatra, arrangiamenti: Axel Stordahl
1950 Dedicated to you, arrangiamenti: Axel Stordahl
1950 Sing And Dance With Frank Sinatra, arrangiamenti: Axel Stordahl
Capitol Records

1953 Swing Easy, arr.: Nelson Riddle e George Siravo
1954 Songs For Young Lovers, arr.: Nelson Riddle
1955 In The Wee Small Hours Of The Morning, arr.: Nelson Riddle
1956 Songs For Swingin' Lovers, arr.: Nelson Riddle
1956 High Society, Original SoundTrack from the movie High Society by Cole Porter, with Grace Kelly, Frank Sinatra, Bing Crosby, Louis Armstrong. Arrangiamenti: Conrad Salinger, Nelson Riddle, Skip Martin
1957 Tone Poems Of Color, composizioni di diversi autori. Orchestra diretta da Frank Sinatra
1957 This Is Sinatra volume 1, arr.: Nelson Riddle
1957 Close To You, with the Hollywood String Quartet, arr.: Nelson Riddle
1957 A Swingin' Affair, arr.: Nelson Riddle
1957 A Jolly Christmas from Frank Sinatra, arr.: Gordon Jenkins
1957 Pal Joey, Original SoundTrack from the movie Pal Joey by Richard Rodgers and Lorenz Hart with Frank Sinatra, Kim Novak and Rita Hayworth. Arrangiamenti: Nelson Riddle
1958 Where Are You?, arr.: Gordon Jenkins
1958 Come Fly With Me, arr.: Billy May
1958 This Is Sinatra volume 2, arr.: Nelson Riddle
1958 (Frank Sinatra Sings For) Only The Lonely, arr.: Nelson Riddle
1959 Come Dance With Me, arr.: Billy May and Heinie Beau
1959 Look To Your Heart, arr.: Nelson Riddle
1959 No One Cares, arr.: Gordon Jenkins
1960 Can Can, words and music by Cole Porter, arr.: Nelson Riddle
1960 Nice 'N' Easy, arr.: Nelson Riddle
1960 Sinatra's Swingin' Sessions, arr.: Nelson Riddle
1961 All The Way, arr.: Nelson Riddle
1961 Come Swing With Me, arr.: Billy May and Heinie Beau
1961 Point Of No Return, arr.: Axel Stordahl
Reprise Records

1961 Ring-a Ding Ding, arr.: Johnny Mandel
1961 Sinatra Swings (originally Swing Along With Me), arr.: Billy May
1961 I Remember Tommy, arr.: Sy Oliver
1962 Sinatra and Strings, arr.: Don Costa
1962 Sinatra and Swingin' Brass, arr.: Neal Hefti
1962 Great Songs From Great Britain, arr.: Robert Farnon. Il disco fu concepito e registrato a Londra, e destinato esclusivamente al mercato inglese dove fu distribuito nel 1965. Fu distribuito come CD negli USA solamente nel 1993.
1963 Sinatra-Basie, con Count Basie e la sua orchestra, arr.: Neal Hefti
1963 The Concert Sinatra, arr.: Nelson Riddle
1963 Sinatra's Sinatra, arr.: Nelson Riddle
1964 Sinatra Sings "The Days of Wine And Roses", "Moon River" and Other Academy Awards, arr.: Nelson Riddle
1964 It Might As Well Be Spring, con Count Basie e la sua orchestra, arr.: Quincy Jones
1965 September of My Years, arr.: Gordon Jenkins
1966 Strangers in the Night, arr.: Nelson Riddle
1966 Moonlight Sinatra, arr.: Nelson Riddle
1966 That's Life, arr.: Ernie Freeman
1966 Sinatra At The Sands, with Count Basie & The Orchestra, arranged and conducted: Quincy Jones
1967 Francis Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim, arr.: Claus Ogerman
1968 Francis A. and Edward K., with Duke Ellington and his orchestra, arr.: Billy May
1968 The Sinatra Family Wish You a Merry Christmas, arr.: Nelson Riddle and Don Costa
1968 Cycles, arr.: Don Costa
1969 My Way, arr.: Don Costa
1970 Watertown, a love story composed by Bob Gaudio and Jake Holmes, arr.: Charles Calello and Joe Scott
1973 Ol' Blue Eyes Is Back, arr.: Gordon Jenkins and Don Costa
1974 Some Nice Things I've Missed, arr.: Don Costa
1980 Trilogy, 1.: The Past, arr.: Billy May, 2. The Present, arr. Don Costa, 3. The Future, composed and arranged by Gordon Jenkins
1981 She Shot Me Down, arr.: Gordon Jenkins and Nelson Riddle
QWEST Records

1984 L.A. Is My Lady, arr.: various, conducted by Quincy Jones
Capitol Records

1993 Duets, arr.: various, conducted by Patrick Williams
1994 Duets II, arr.: various, conducted by Patrick Williams


I film
Come attore, Frank Sinatra interpretò cinquantatré film. Il primo fu Higher and Higher del 1944, mentre l'ultima partecipazione fu in La corsa più pazza d'America N. 2 nel 1984.

Oltre a Da qui all'eternità (per cui vinse l'Oscar), tra i suoi maggiori successi ricordiamo Bulli e pupe, L'uomo dal braccio d'oro, Colpo grosso, Va' e uccidi.

È da citare, come curiosità, anche un suo cameo nel film Il giro del mondo in ottanta giorni, con David Niven, dove appare per qualche istante nel ruolo di un pianista.

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